• Pietro Riccio

Come la mancata tutela della sicurezza può riportare allo stato di guerra

Sulla rottura del Patto Sociale si sono espressi, negli ultimi anni, giornalisti, economisti, sociologi, politologi.

Spesso, però, i motivi di questa rottura vengono individuati in variabili economiche.

Un’analisi che, in parte, si discosta è quella di Marcello Veneziani, all’indomani del crollo del ponte Morandi.

I simboli sono segni del destino e ci dicono la verità più dei ragionamenti. Un ponte si è spezzato nella nostra società e ormai è irrimediabile e vistosa la frattura. Cosa è successo? Si è rotto il patto sociale su cui reggeva l’Italia. Si è rotto il patto tra governati e governanti, tra cittadini e istituzioni, tra forze politiche, sociali ed economiche in campo, tra Stato e popolo italiano, tra ideologia dominante e comune sentire. Ognuno va per conto suo e si sente in diritto di dire e fare quel che vuole, perché ormai non deve dar conto a nessuno. Marcello Veneziani

Fattori economici, ma soprattutto culturali.

Ma insieme al venir meno di tutto questo, negli ultimi anni, è avvenuto qualcosa di traumatico di cui non si è ancora capita la portata micidiale: il sentire comune, il noi quotidiano, l’alfabeto elementare su cui reggeva la nostra società è stato sconvolto, mortificato, perfino criminalizzato. Nel giro di poco tempo abbiamo appreso che tutto quello in cui credevamo, le parole che usavamo, le cose a cui tenevamo erano infami, segni di arretratezza e di razzismo, di sessismo e di familismo, di xenofobia e di fascismo, perfino. Marcello Veneziani

Probabilmente, però, i motivi sono più profondi, tanto da poterli collegare alle motivazioni fondanti dello stesso Patto Sociale.

Andiamo per ordine, ricapitolando alcuni concetti che ci possono essere utili in questo senso.

Una prima definizione utile al discorso è sicuramente quella di Stato di Natura.

Uomini che vivono insieme secondo ragione, senza un comune superiore sulla terra con l’autorità di giudicare tra loro, costituiscono in senso proprio lo stato di natura. La forza, o un disegno dichiarato di usare la forza sulla persona di un altro, laddove non c’è un superiore comune sulla terra al quale appellarsi per avere salvezza, è lo stato di guerra; ed è la mancanza di un tale appello a dare all’uomo il diritto di guerra persino contro un aggressore che sia in società e con lui consociato. John Locke – Due trattati sul governo

Si tratta di una condizione, dunque, in cui ognuno può arbitrariamente fare uso della forza, contro chiunque, per la propria sopravvivenza o per difendere quello che ritiene essere un suo diritto.

Il Diritto di Natura, che gli scrittori chiamano comunemente “Jus Naturale”, è la libertà che ciascuno ha di usare il proprio potere a suo arbitrio per la conservazione della sua natura, cioè della sua vita e conseguentemente di fare qualsiasi cosa che, secondo il suo giudizio e la sua ragione, egli concepisca come il mezzo più idoneo a questo fine. Thomas Hobbes – Leviatano

Questo può portare ad uno stato di guerra, come sostenuto sempre da Hobbes: homo homini lupus.

Da ciò, appare chiaramente che quando gli uomini vivono senza un potere comune che li tenga tutti in soggezione, essi si trovano in quella condizione chiamata guerra: guerra che è quella di ogni uomo contro ogni altro uomo. Thomas Hobbes – Ibidem

Il superamento dello Stato di Natura avviene solo attraverso il Patto o Contratto Sociale.

Or, siccome gli uomini non possono generare forze novelle, ma soltanto unire e dirigere le esistenti, così non rimane loro più altra via per conservarsi se non quella di formare per aggregazione una somma di forze che possa vincere la resistenza, metterle in moto per mezzo d’un solo movente, e di farle agire d’accordo. Jean-Jacques Rousseau – Il Contratto Sociale

La soluzione è quella di un’aggregazione dove l’individuo non rinunci alla propria libertà.

Questa difficoltà, ricondotta al mio soggetto, può esprimersi in questi termini: “Trovare una forma di associazione, che difenda e protegga con tutta la forza comune la persona ed i beni di ogni associato, e per la quale ciascuno unendosi a tutti non ubbidisca cionnondimeno se non a se stesso, e rimanga libero come prima”. Tale è il problema fondamentale di cui il Contratto sociale dà lo scioglimento. Jean-Jacques Rousseau – Ibidem

Dall’istinto si passa all’agire morale.

Il passaggio dallo stato di natura allo stato civile produce nell’uomo un cambiamento notevolissimo, sostituendo nella sua condotta la giustizia all’istinto, e dando alle sue azioni quella moralità, di cui difettavano prima. Jean-Jacques Rousseau – Ibidem

Il Patto Sociale, in virtù di questa analisi, può essere visto come il trasferimento del diritto dell’uso della forza per acquisire quello della sicurezza personale.

Infine, il motivo e lo scopo per cui si compie una rinuncia e un trasferimento di un diritto non è altro che la sicurezza personale relativa alla propria vita e ai mezzi per conservarla in modo tale che non ci si stanchi della vita stessa. Thomas Hobbes – Ibidem La causa finale, il fine o il disegno degli uomini (che per natura amano la libertà e il dominio sugli altri), nell’introdurre quella restrizione su se stessi sotto la quale li vediamo vivere negli Stati, è la previdente preoccupazione della propria conservazione e di una vita perciò più soddisfatta; cioè a dire, di trarsi fuori da quella miserabile condizione di guerra che è un effetto necessario (come è stato mostrato) delle passioni naturali degli uomini, quando non ci sia alcun potere visibile che li tenga in soggezione e li vincoli con la paura di punizioni all’adempimento dei loro patti e all’osservanza delle leggi di natura esposte nei Capp. 14 e 15. Thomas Hobbes – Ibidem

Nicola ha 24 anni. È quello che sembra un normale Capodanno. Brindisi, sorrisi. Esce dal balcone per vedere i fuochi d’artificio. Un colpo di pistola vagante lo colpisce alla testa. Non ha nemmeno il tempo di capire che sta morendo. A 24 anni. Dopo circa 12 anni la sua famiglia riceve una cartella esattoriale che impone il pagamento di 17 mila euro di spese processuali, visto che la persona che aveva sparato è nullatenente e non può sostenerle. Come non potrà mai pagare gli oltre 620 mila euro di risarcimento alla famiglia.

Giulia, un nome di fantasia, ha 22 anni e vive ad Ancona. Una sera come tante esce con due amici conosciuti ad un corso serale a bere una birra. Fuori dal locale, Giulia subisce violenza da uno dei due ragazzi, mentre l’altro fa da palo. I medici che la visitano in ospedale riscontrano lesioni compatibili con la sua versione dei fatti. Ma, secondo tre giudici, tutti e tre donne, ha un aspetto troppo mascolino e poco avvenente per essere stata violentata.

Mirco è un carabiniere. Con altri due colleghi è di pattuglia. Ritrovano un’auto che poche ore prima era stata usata per un furto. È buio, si avvicinano con delle torce. Dentro ci sono ancora i malviventi, che mettono in moto, e, con una brusca retromarcia, provano a scappare, anche investendo i militari. Mirco spara quattro colpi di pistola mirando alle gomme, per fermare la fuga. Uno dei proiettili, di rimbalzo, uccide uno dei ladri. Mirco è condannato ad un anno di carcere.

Sembrano i soggetti per della fiction di bassa qualità. Invece, sono storie vere, sentenze passate in giudicato, recuperate dopo una breve ricerca online, e sintetizzate dopo averne accertato la veridicità.

Purtroppo, non si è trattato del classico ago nel pagliaio. Stupratori rilasciati dopo poche ore che tornano a commettere lo stesso reato. Agenti delle forze dell’ordine indagati per aver arrestato topi di appartamento in flagranza di reato.

Il punto lo centra anche Veneziani, con il quale concordiamo:

Ogni volta che si opponevano delinquenti che ti entrano in casa a derubati bisognava preoccuparsi di garantire i ladri, non i derubati. Marcello Veneziani

L’unica differenza è che il venir meno della sicurezza dell’individuo è visto solo come una delle motivazioni, quando invece, a nostro parere, si tratta del collante alla base di ogni Contratto Sociale. Le altre forme culturali rispondono a bisogni sicuramente importanti, ma non fondamentali come quello della sopravvivenza.

L’obbligazione dei sudditi verso il sovrano è intesa durare fintantoché – e non più di quanto – dura il potere con cui quegli è in grado di proteggerli. Per nessun patto, infatti, si può abbandonare il diritto che gli uomini hanno, per natura, di proteggere se stessi quando nessun altro può proteggerli. Thomas Hobbes – Ibidem

Il Patto Sociale è rotto in modo unilaterale da una delle parti in causa, lo Stato, poiché viene meno un altro requisito fondamentale del patto: la Giustizia.

La giustizia è la prima virtù delle istituzioni sociali, così come la verità lo è dei sistemi di pensiero. John Rawls – Una teoria della giustizia

Perché si arriva a questa rottura?

Per trovare le regole migliori di società che alle nazioni convengano, ci vorrebbe un intelletto superiore, che vedesse tutte le passioni degli uomini e non ne sentisse nessuna: che non avesse relazione di sorta colla nostra natura, eppure la conoscesse a fondo: ci vorrebbe un uomo la cui felicità fosse da noi indipendente, e che tuttavia volesse occuparsi della nostra; un uomo finalmente, che, nel progresso dei tempi, riserbandosi una gloria lontana, potesse lavorare in un secolo e godere in un altro. Jean-Jacques Rousseau – Ibidem

Le forme di stato degenerano, per mancanza di “intelletti superiori”.

Quando lo stato si scioglie, l’abuso del governo, qualunque sia, piglia il nome comune d’anarchia. Facendo poi una distinzione, la democrazia degenera in oclocrazia, l’aristocrazia in oligarchia… Jean-Jacques Rousseau – Ibidem

O perché all’interesse comune si sostituisce quello personale, per cui la distribuzione dei benefici diventa iniqua.

Ogni persona possiede un’inviolabilità fondata sulla giustizia, su cui neppure il benessere della società nel suo complesso può prevalere. Per questa ragione la giustizia nega che la perdita della libertà per qualcuno possa essere giustificata da maggiori benefici goduti da altri. John Rawls – Ibidem Esiste un’identità di interessi, poiché la cooperazione sociale rende possibile per tutti una vita migliore di quella che chiunque potrebbe avere se ciascuno dovesse vivere unicamente in base ai propri sforzi. Esiste un conflitto di interessi dal momento che le persone non sono indifferenti rispetto al modo in cui vengono distribuiti i maggiori benefici prodotti dalla loro collaborazione: ognuno di essi infatti, allo scopo di perseguire i propri obiettivi, ne preferisce una quota maggiore piuttosto che minore. John Rawls – Ibidem

Spesso i due fattori sono presenti contemporaneamente e ci troviamo di fronte ad 'attori sociali' scadenti nei quali prevale interesse particolare.

La rottura del Patto Sociale ha delle conseguenze, ovviamente. Si sgretolano tutte le regole di convivenza che si erano consolidate, le forme culturali di giustificazione del potere, le dinamiche di coesione sociale.

Giovanni, altro nome di fantasia, ha 35 anni. La figlia di cinque anni sembra sia abusata dal nonno materno, che si ipotizzava non fosse nuovo a reati del genere. Viene avviata un’indagine ma nessuna misura cautelare. Giovanni uccide il suocero con quattro colpi di pistola.

Una notte d’estate l’esistenza della giovane moglie di Fabio viene stroncata da una vettura che non si ferma con il rosso. Mentre la vita di Fabio è distrutta dalla grave perdita, quella dell’automobilista sembra continuare senza differenze, a distanza di mesi. Decide di farsi giustizia da solo, aspetta che esca dal bar l’uomo che gli ha tolto la compagna e lo fredda con tre pallottole al ventre. Va dritto al cimitero, dove lascia la pistola sulla tomba della moglie. Poi si costituisce.

Le clausole di questo contratto sono talmente determinate dalla natura dell’atto, che la minima modificazione le renderebbe vane e di nessuno effetto; di guisa che, quantunque non siano forse mai state formalmente espresse, tuttavia sono dovunque le medesime, dovunque tacitamente ammesse e riconosciute, fintantochè il patto sociale essendo violato, ciascuno rientra allora ne’ suoi primi diritti, e ripiglia la sua libertà naturale, perdendo la libertà convenzionale per cui a quella rinunziò. Jean-Jacques Rousseau – Ibidem

Se si scioglie il Patto Sociale si ritorna allo Stato di Natura.

Dalla legge di natura, che ci obbliga a trasferire ad altri quei diritti che, se mantenuti, sono d’impedimento alla pace dell’umanità, ne segue una terza; che è questa: “gli uomini debbono mantenere i patti che hanno fatto”. Senza di essa i patti si fanno invano e non sono che parole vuote e, persistendo il diritto di tutti gli uomini a tutte le cose, si è ancora nella condizione di guerra. Thomas Hobbes – Ibidem

Gli uomini si riappropriano del diritto di difendere la propria incolumità precedentemente delegato allo Stato, tornano all’uso individuale della forza.

Tornano allo stato di guerra. L’uomo lupo per l’altro uomo




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