• Vittorio A. Dublino

Capire la Realtà costa energia … e il Populismo si fa strada

Il Neuroscienziato Simon Laughlin dichiara: «Abbiamo dimostrato che, per funzionare, il cervello ha bisogno di consumare energia in misura notevole, proprio come il cuore … 

In un post precedente dichiaro di voler aspirare a qualificarmi Provocatore Culturale,  prendendo spunto da ciò che affermava George Lois:   una ‘Big Idea’  è ‘qualcosa’  che si realizza  disegnando  pensieri (design thinking).  Disegni capaci  di sfidare lo status quo: avviando  riflessioni senza pregiudizi, con una mente aperta e senza fare assunzioni. Dimenticando le tendenze e le tradizioni che ci circondano.

In DemocraCity, Marketing & Marketing politico e Spin Doctoring , le mie digressioni hanno lo scopo  di tentare di  far comprendere al lettore che oggi un partito  politico ‘vince o perde’ le elezioni più per le effettive  capacità della sua comunicazione di marketing (politico) , che per un disegno strategico basato su idee politiche effettivamente nuove.

Per quale motivo?


Capire la Realtà, costa energia


Dunque il cervello umano sarebbe un organo molto complesso,  e la mente umana non si sarebbe ancora evoluta per comprendere tutti i dettagli del mondo con particolari elucubrazioni.  Piuttosto l’evoluzione della mente pare sia andata nella direzione di assicurare sopratutto la sua sopravvivenza ed il benessere fisico dell’organismo di cui fa parte, cercando di ‘assolvere alle sue funzioni’  con il minimo dispendio di energia.

Se quanto si riporta nell’articolo fosse vero, allora sarebbe anche vero che:“…fattori biologici  influenzano mediamente la propensione degli individui ad omologarsi su modelli di realtà facilmente riconoscibili”.

Assumendo cosa sta scoprendo la  Scienza,  una domanda diventa lecita. Le persone (a prescindere dal loro livello culturale)  riescono a comprendere più facilmente nuove idee e nuovi paradigmi quando per ‘capire’ sia necessario poco dispendio energetico? Probabilmente la risposta è Si.

Perchè credo sia vero. Da oltre 25 anni, nel corso della mia esperienza professionale nel  settore del marketing e della ‘comunicazione diretta’, ho avuto modo di rendermi conto  (sul campo, a diretto contatto con la gente – non dietro una scrivania a leggere rapporti redatti da altri)  di quanto sia difficile spiegare ad un consumatore le caratteristiche di un nuovo prodotto. Ma ancora più difficile è introdurre sul mercato  un nuovo servizio: perché un servizio è intangibile.

La Politica è Servizio

Alcide de Gasperi affermava  “la Politica è Servizio”, mentre  Don Sturzo  ha detto “le vittorie sarebbero state dell’idea, le sconfitte degli uomini”. Queste due affermazioni, forse possono aiutarmi ad introdurre il  seguente ragionamento.

Sono circa 20 anni (troppo tempo) che in molti (siamo sempre di più)  assistiamo inermi al ‘teatrino’ di una  classe politica e dirigente  che parla (urlando) solo di problemi. Ma che, in effetti, non sembra capace (neanche di tentare) di disegnare pensieri nuovi, capaci di affrontare le sfide dei cambiamenti in atto nel mondo.

Questi ‘molti’ sono tanti. Infatti, le ultime stime riportano che universo degli elettori astensionisti italiani rappresenta circa il 50 % del ‘mercato dei consumatori politici’ italiani.

Perché tanta gente non ha più fiducia nella Politica? Lavorando nel marketing,  mi sono formato una risposta.

Se è vero che le “vittorie sono delle idee e le sconfitte degli uomini”, allora dobbiamo essere consapevoli che agli uomini non piace subire sconfitte.


Quando parlo di “organizzazioni”, intendo tutte le organizzazioni, anche quelle politiche.

Più sopra ho cercato di spiegare, in sintesi,  che il  Servizio è un qualcosa di intangibile, non si può toccare, non si può provare prima di acquistarlo. Per cui è molto difficile, anche  per il più preparato ed efficace esperto di marketing,  introdurre sul mercato una ‘idea di servizio (in questo caso, politico)  innovativo’.

Se l’esperto  aspira a perseguire obiettivi di successo nel breve termine, sarà difficile che potrà ottenerli senza un enorme, dispendioso, impiego di risorse: umane, finanziarie e comunicative. Inoltre, se è un vero esperto,  è consapevole, e terrà in considerazione il fatto che il marketing non è una scienza esatta ossia che nessuno può dare per scontato il risultato. Cioè  che ad un certo investimento corrisponda proporzionalmente (e sicuramente)  l’auspicato risultato.  Anzi è perfettamente consapevole che si assume il rischio di vedere vanificati tutti i suoi sforzi, subendo una sconfitta. La sconfitta subita da Renzi nel recente referendum costituzionale  (e sofferto dai suoi consulenti: gli spin doctors ingaggiati) è un esempio lampante.

E allora cosa si pensa sia meglio, se vuole rischiare poco o nulla? Si penserà che sia  meglio lavorare su idee di Servizio che sono già nella consuetudine dell’opinione pubblica, quindi facili da comprendere.

Quindi, come si farà a competere per tentare  di ‘vendere’ un  servizio (politico) tradizionale su un mercato maturo, cercando di sottrarre quote di mercato ai competitori (gli altri partiti) presenti sul mercato, avendo come target /cliente  coloro che sono già consumatori di quel genere di  servizio?

Adottando gli strumenti del marketing che sono impiegati per  competere sui mercati maturi. Ad esempio, nel marketing commerciale alcuni di queste dispositivi sono  le promozioni –  per capirci: gli sconti, i 3X2, gli omaggi a fronte di un acquisto, etc. etc. – che  ogni uno di noi  avrà sperimentato nel supermercato. Queste tecniche cercano di fare leva sul consumatore agendo sull’emozione del potenziale cliente, piuttosto che sulla sua razionalità: cioè sono finalizzate a sollecitare l’Acquisto d’Impulso.



Tuttavia, qualunque esperto di marketing potrà confermare  che le promozioni sono strumenti tattici (da impiegare sporadicamente)  non strategici.  E che se usati per lungo tempo, porteranno alla ‘morte della vita commerciale’ di un prodotto/servizio. Il consumatore a lungo andare si rende conto che qualcosa non quadra ed inizia a pensare che, forse,  lo si stia prendendo per i fondelli con un prodotto/servizio obsoleto  nel suo declino commerciale.  Ecco perché oltre il 50% degli elettori italiani si astiene dal voto, crede, razionalmente, che il Servizio della Politica sia obsoleto, peggio morto, e non è più predisposto all’acquisto d’impulso.

La Politica per fidelizzare di nuovo i suoi elettori, non può più pensare di  usare solo tattiche, piuttosto  deve essere in grado di  disegnare strategie che contemplino nuovi paradigmi. Benché sembra che  costi preziosa energia ‘il pensare’, le attuali condizioni ambientali hanno preparato il terreno affinché molti elettori (di buona volontà) saranno sicuramente disposti a consumarne un po’ di più  ‘per sforzarsi di capire’ che ‘vere novità esistono’,  e che possono essere adottate,  se comprese e sostenute.

Ref.

  1. Jennifer Lees-Marshment,”The Political Marketing Revolution: Transforming the Government of the Uk”, Manchester University press, 2004

  2. Jennifer Lees-Marshment,Political Marketing,principles and applications”, Routledge, New York, 2014

  3. Cass R. Sunstein,”#Republic,divided democracy in the age of social media”, Princeton University press, 2017

  4. Alessandra Baduel,Il cervello umano al limite: Mai più intelligenti di così”, la repubblica.it, 01/08/2001

  5. Manuel Castells, Il Potere delle Identità”, Egea, 2014

  6. Philip Kotler et. al.,Marketing 3.0″, ed.il 24 ore,2010

  7. Antonio Foglio, Marketing politico ed elettorale”,F. Angeli,2009

  8. John Wilmshurst,Promozione vendite”, F. Angeli, 1994

  9. AA.VV. a cura di G. Siri, Psicologia del consumatore: consumi e costruzione del significato”, McGraw-Hill,2004

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