Perchè l'Associazione di Promozione Sociale CARABINIERI 4.0
Nel nuovo gergo, ricorrente nella Sociologia, la desinenza 4.0 identifica una Società che si trasforma tecnologicamente, mentre 5.0 introduce ad un'idea di Società dove il benessere e la sicurezza dei Cittadini sono assicurati da una trasformazione digitale umano-centrica.
Noi promuoviamo l'Umanesimo tecnologico per l'impiego delle nuove tecnologie a misura d'Uomo.   

La Sicurezza Sociale è un concetto sancito dall'articolo 22 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo  in cui si afferma: "ognuno, come membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale e ha diritto alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale e in conformità con l'organizzazione e le risorse di ciascuno Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili per La sua dignità e lo sviluppo libero della sua personalità"

Carabinieri, “patrimonio delle comunità\"l'mmagine,  ©Arma dei Carabinieri,  viene  proposta per soli scopi di comunicazione informativa sui compiti istituzionali dell'Arma dei Carabinieri, e non vuole significare un collegamento diretto tra Scudo dei Carabinieri e l'Arma dei Carabinieri 

Come si genera l'idea 

Sono due, in sintesi, i concetti ispiratori che ci hanno guidato nell'elaborazione del concept alla base del progetto di costituzione della nostra impresa sociale. 

La definizione dell’Idea progetto "Associazione di Promozione Sociale CARABINIERI 4.0” (APS/ETS Ente del Terzo Settore) ha origine nella intuizione dei Carabinieri in congedo di porre enfasi sulla  funzione sociale” che l’Arma dei Carabinieri assolve dal 1814, anno della sua fondazione.  

L'Arma dei Carabinieri con i suoi militari dislocati capillarmente su tutto il territorio nazionale   è presente ovunque, nei grandi centri urbani come nei più piccoli borghi, con un'unica missione, la stessa da 200 anni, che consiste:  nel porsi "a servizio della Comunità, alla quale garantisce “protezione ravvicinata” e di riserva di “esclusiva amicizia".

L'Arma dei Carabinieri è riconoscibile "quasi come una figura familiare”, dai Cittadini e,  agli albori di questo terzo millennio, che si caratterizza per incertezze e profondi cambiamenti, il continuo rinnovarsi di questo meccanismo virtuoso fa si che il Carabiniere (in servizio o congedo), caratterizzato da un alto senso generativo,  senta ancor di più su di sé la responsabilità nei confronti della comunità e cerchi di esercitarla al meglio; cercando di contribuire alla gestione del cambiamento ed all'  innovazione della società, senza perdere di vista le fondamenta etiche dell'Istituzione di cui fa parte, o ne è stato parte in servizio attivo.   

Questo è, in sintesi, il motivo per cui l'Arma, nei suoi militari in servizio non solo dà continue prove della propria efficienza operativa, ma cerca anche di essere sempre più vicina alle comunità, interpretandone i bisogni e condividendone ansie e speranze.

Ma non sono solo i militari Carabinieri ancora in servizio che sentono il bisogno di mettersi al Servizio della Comunità; oggi sono molti quei Carabinieri in congedo che ancora hanno vivo il bisogno di continuare a mettersi a servizio della Collettività mettendo a disposizione le proprie competenze: sia quelle acquisite in anni di servizio attivo che quelle “altre”  maturate nella vita civile.    
Per questo motivo i Carabinieri in congedo, dotati di grandi competenze esperite in anni di specializzazioni per funzioni, tese alla tutela e la salvaguardia del Popolo italiano, vogliono continuare a mettersi a disposizione del Cittadino in un modello organizzativo pronto ad operare nel Terzo Settore. 

estratto dagli dagli atti parlamentari "Senato della Repubblica " XVIII Legislatura – Disegni di legge e relazioni n.939, pag. 2-3):  

" ... dal punto di vista operativo si è consolidato un modello di difesa più rispondente alle reali esigenze del Paese ed alle « nuove sfide » rappresentate dalle missioni internazionali di pace e, accanto alle risorse del personale in servizio permanente, si è rafforzato il bacino delle forze di complemento, attraverso il ri­corso a professionisti provenienti dal mondo civile (...) Nell’ambito delle Forze di completamento volontarie, per la sola categoria degli uffi­ciali, lo Stato Maggiore dell’esercito ha av­viato il progetto « riserva selezionata » al fine di disporre di un bacino di personale maschile e femminile, in possesso di parti­colari professionalità d’interesse non com­piutamente disponibili nell’ambito della stessa, per soddisfare eventuali esigenze operative, addestrative e logistiche (...)"

estratto da "Informazioni della Difesa (4-2001)  "Cooperazione Civile-Militare (CIMIC)  

" ... Negli ultimi anni (...) le relazioni tra attori civili e militari si sono intensificate enormemente a causa di due fenomeni contestuali: l’aumentata importanza delle operazioni di mantenimento della pace nello spettro delle missioni assegnate alle Forze Armate e l’accresciuta visibilità, nello scenario delle relazioni internazionali, di attori non istituzionali di varia natura (...) La Cooperazione Civile-Militare (CIMIC) è divenuta quindi una precipua funzione di SM gestita a livello joint combined ..."

Se è vero che la Cooperazione Civile-Militare, così come l'impiego di particolari skill professionali, provenienti dal mondo civile, incardinate nelle  Riserve Selezionate delle diverse Armi delle FF.AA.,"diventano indispensabili alle reali esigenze del Paese per affrontare nuove sfide nelle missioni internazionali di pace", siamo certi che sia anche vero che una simile cooperazione civile-militare promosse, come nel caso della nostra iniziativa, nell'ambito di "attività nel Terzo Settore per il nuovo Welfare,  diventano oggi indispensabili per elaborare ed assicurare nuove forme di Sicurezza e Difesa Civile anche per i Cittadini italiani, in Patria.     

E' per questo motivo che i fondatori di APS/ETS CARABINIERI 4.0, hanno elaborato un modello di Organizzazione no profit (Ente del Terzo Settore\ETS), nella forma di Associazione di Promozione Sociale\APS.  

In linea con la Legge del 6 giugno 2016, n. 106, un decreto definito "per rispondere alle sfide del nuovo welfare e della gestione dei beni comuni; che introduce importanti novità che renderanno possibile la coproduzione di beni e servizi, non solo in sinergia con altre Organizzazioni Non Profit e/o la Pubblica amministrazione, ma anche con Investitori privati."

Pertanto, l’idea di “APS/ETS CARABINIERI 4.0” si sviluppa con la costituzione di un Centro Studi e Ricerche per elaborare attività di promozione dell'Innovazione Sociale, progettando e realizzando attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria, di mutualita' e di produzione e scambio di servizi elaborati da Carabinieri in congedo (interessati al perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, in attuazione del principio di sussidiarietà ed in coerenza con alcune delle finalità dei Compiti istituzionali che hanno espletato nel corso degli anni di attività, quando in servizio nell’Arma) in collaborazione sinergica con altri Soggetti del mondo civile, della Pubblica Amministrazione e delle Imprese. 

Per circa tre anni il nostro Comitato Promotore ha lavorato per elaborare e definire la sua missione e i suoi obiettivi, e oggi si costituice denominando l'Associazione di Promozione Sociale con il titolo/logo APS Carabinieri 4.0  con lo scopo di rendere intuitiva la sua vocazione e la conseguente volontà di operare la sua progettualità nell'ambito della Innovazione Sociale e la Gestione del Cambiamento nella cosiddetta Società 5.0, prossima ad avere luogo , che vedrà i Carabinieri sempre protagonisti nella Sicurezza dei Cittadini.    

Carabinieri, “patrimonio delle comunità"

"Un anziano su una panchina, dei bambini che giocano nel parco, una piazza affollata di turisti, una moltitudine di fedeli in processione. Squarci di vita quotidiana, di una delle tante comunità italiane, con un denominatore comune: la presenza discreta e rassicurante del Carabiniere.

L'“uniforme amica” per antonomasia, quella alla quale poter chiedere molto di più che una semplice mano.

Un punto di riferimento non solo per esigenze strettamente connesse con l'esercizio dei compiti di polizia, ma spesso per un consiglio, per una parola che valga a risolvere una controversia o a prevenirne l'insorgere, talvolta solo per conforto.

Una vera e propria “funzione sociale”, quindi, assolta da una figura “familiare”, presente ovunque, nei grandi centri urbani come nei più piccoli borghi, con un'unica missione, la stessa dal 1814: il servizio alla comunità in cui opera, alla quale garantisce “protezione ravvicinata” e riserva un'amicizia esclusiva.

Un sentimento che la comunità ricambia, integrando la Stazione Carabinieri, “sentinella” del territorio, nel suo “patrimonio” con affetto e fiducioso affidamento, riconoscendo la dedizione incondizionata al bene comune e il generoso impegno dei suoi Carabinieri, gratificati dalla sola ricompensa morale.

Il continuo rinnovarsi di questo meccanismo virtuoso fa si che il Carabiniere senta ancor di più su di sé la responsabilità nei confronti della comunità e la eserciti al meglio. Questo è, in sintesi, il motivo per cui l'Arma non solo dà continue prove della propria efficienza operativa, [ ...], ma cerca anche di essere sempre più vicina alle comunità, interpretandone i bisogni e condividendone ansie e speranze.

Ciò è possibile grazie a quella capacità d'ascolto propria di chi vive il territorio e che si traduce, per il Carabiniere, in una straordinaria operosità. Un fervore operativo, sostenuto da valori etici, che è garanzia dell'ordine, della sicurezza, della legalità, della tranquillità della comunità: in definitiva, il presupposto della qualità della vita." (tratto da Carabinieri, “patrimonio delle comunità   NB: i documenti informativi e le immagini ©Arma dei Carabinieri, vengono proposti per soli scopi di comunicazione informativa sui compiti istituzionali dell'Arma dei Carabinieri, e non vuole significare un collegamento diretto tra Scudo dei Carabinieri e l'Arma dei Carabinieri)

 
Etica e Morale
 

"Etica e morale, comunemente considerati sinonimi, ma con accezioni leggermente diverse.

L’etica viene spesso identificata con la morale ma, mentre la morale identifica i comportamenti individuali nei confronti del bene e del male, l’etica riguarda i principi comportamentali di una collettività, ovvero l’insieme delle norme di condotta pubblica e privata che i componenti di un gruppo si danno e decidono di seguire.

La rettitudine dei comportamenti, il rispetto dei valori etici e deontologici, sono, in qualsiasi Stato di diritto, la base di una ordinata convivenza civile, per il bene delle istituzioni, per il benessere e il progresso dei cittadini

 

Nella vita di ognuno questi valori devono prevalere e, in particolare, devono quasi essere patrimonio genetico per il cittadino soldato che si riconosce nei principi dell’etica militare, considerata quale elemento propulsore di motivazione, di sacrificio cosciente, di onestà intellettuale e di onore.

 

Questi valori di riferimento, questa ricchezza umana della professione militare, potremmo dire del “mestiere delle armi”, non sono cambiati nel tempo. Anche nel XXI secolo sono gli stessi e si traducono in vario modo: totale disponibilità ad un rapporto di ben dichiarata e definita dedizione finalizzato, anche al costo della vita, al servizio, al senso del dovere e alla fedeltà incondizionata alla Patria. Parlare di Patria, parlare di sacrificio e, ancor più, di sacrificio della vita appare oggi di un’attualità forte e, contemporaneamente, di una lontananza culturale e sociale quasi inconcepibile. Il militare, quindi, opera secondo una sua etica che si traduce e interagisce con quelle di altre persone che possono non coincidere con le proprie.

 

Esiste, in altri termini, un’etica universale del militare che deve tradursi di volta in volta in comportamenti morali adeguati alle circostanze

Questo è ancor più vero oggi, nel momento in cui i nostri uomini e le nostre donne sono impegnati in operazioni fuori dai confini nazionali, in aree geografiche lontane dall’Italia, non solo nello spazio ma anche negli usi, nelle consuetudini, nei comportamenti, nella cultura e nella religione. In questi contesti, una particolare attenzione va posta nella valutazione che facciamo - in base alla nostra morale di italiani, di occidentali e delle indubitabili radici cristiane - della realtà con cui ci confrontiamo. Dobbiamo porre, pertanto, un’attenzione sempre aperta a non deformare, con le lenti della nostra morale, la lettura dei contesti nei quali operiamo.

Usi e costumi sono naturalmente diversi - “altri dai nostri” come dicono gli antropologi - ma sono però i valori etici, generalmente condivisi dall’Uomo e parte integrante dell’essere militari, a far dialogare le persone e le culture.

Fattore aggregante diventa, allora, la ricerca di valori etici comuni da assumere come riferimenti certi per gestire le relazioni sociali in modo da consentire a ciascun uomo l’esercizio di diritti universalmente riconosciuti.

 

E questi valori sicuramente si allontanano e si differenziano molto dall’etica del libero mercato e della performance ad ogni costo; valori che si staccano sempre più per differenza con quelli edonistici, libertari e privatistici di una società fondata sul mercato. In effetti non è accaduto quello che la sociologia classica sosteneva e cioè che il sottosistema militare sarebbe stato assorbito dal più ampio sistema sociale in cui era inserito. Questo processo, che sembrava effettivamente realizzarsi si è fermato e, anzi, è subentrata una nuova orgogliosa consapevolezza: quella che è importante contrastare tale assorbimento, garantendo la sopravvivenza, nel più ampio sistema sociale della specificità e irrinunciabilità dei valori di riferimento e dei modi di funzionare dell’organizzazione militare.

 

Le Forze Armate, quindi, sono state e sono tuttora “portatrici sane” di quei valori etici che una parte della nostra società non dico abbia smarrito ma, forse, ha più o meno consapevolmente messo al margine dei propri comportamenti. Oggi un’inarrestabile forza centripeta sta riportando verso il “centro”, inteso come luogo metaforico delle cose importanti, quei comportamenti sociali tipici dei valori militari caratterizzati da scelte impegnative, difficili e di sacrificio. L’etica militare non si presenta, infatti, semplicisticamente come un’etica della convinzione basata sulla corrispondenza del comportamento alle norme, ma soprattutto come un’etica della responsabilità per cui il comportamento del singolo viene giudicato non solo per la sua rispondenza al sistema dei valori stabilito, ma anche per le conseguenze a cui dà luogo. Ed è il continuo essere presenti a se stessi, la valutazione degli effetti del proprio comportamento sul piano etico, che ispirano l’azione del militare e che lo espongono anche al concreto rischio della vita. Azione che non deve mai fondarsi sul timore della sanzione, bensì sulla sola intima convinzione del militare circa la necessità di assolvere al compito che gli è assegnato.

 

Tale indubbia forza dell’etica non può essere misconosciuta, né si può fondare una compagine militare su fattori che non la tengano nel dovuto conto, salvo voler procedere ad una sostanziale “laicizzazione” delle Forze Armate.

 

L’etica, nel campo della disciplina militare, costituisce l’unica vera garanzia che principi quali onore, disciplina, coraggio ed abnegazione non si infrangano davanti a interessi personali o, più realisticamente, di fronte ai gravi rischi personali cui può andare incontro il militare.

Ecco perché appare indispensabile coltivare e promuovere l’etica come fattore di principale coesione ed efficacia, a garanzia dell’assolvimento dei compiti propri delle Forze Armate.

[...]

In sintesi, il militare deve qualificarsi come un cittadino esemplare, membro attivo di un’organizzazione che, contrariamente a quanto avveniva e avviene negli Stati assoluti dove le Forze Armate sono asservite alla politica del Sovrano, è, nello Stato democratico, al servizio della comunità nazionale ed internazionale."  (allocuzione del Generale Vincenzo Camporini, Capo di Stato Maggiore della Difesa -2009- in occasione della cerimonia di chiusura dell’anno accademico 2009-2010 del Centro Alti Studi per la Difesa) 

 

concept e contenuti elaborati in regime di volontariato collaborativo tra  professionisti, esperti, insegnanti,

 docenti universitari, cittadini del mondo civile e militare

Associazione di Promozione Sociale\Ente del Terzo Settore

CARABINIERI 4.0 

infomail at impresa sociale carabinieri 4.0 

 

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